Storia

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La Vergine Maria
che scioglie i Nodi

Preghiere

Il popolo napoletano è da tempo immemore legato alla Beata Vergine Maria ed ha anticipato di secoli le dichiarazioni dogmatiche della Chiesa sulla Madre del Signore.

Nel 1849 Pio IX, ospite di Ferdinando II di Borbone, si recò da don Placido Baccher e fu colpito dalla profonda devozione del popolo partenopeo verso Maria venerata col titolo di “Immacolata Concezione”.

Proprio a Napoli maturò il proposito di proclamare il dogma che vedeva la Vergine Maria preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Lo fece l’8 dicembre del 1854.

Circa un secolo più tardi, nel 1950, il suo successore Papa Pio XII proclamò un altro dogma mariano, l’Assunzione al cielo in anima e corpo della Beata Vergine Maria dopo la sua morte. Anche in questo caso la pietà popolare napoletana già venerava Maria assunta al cielo, con una devozione così profonda che spinse la chiesa locale a dedicarle la basilica cattedrale e, già dal IV secolo, affidarle il patrocinio della città.

Nel 2018 approda a Napoli, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Incoronatella nella Pietà dei Turchini, la devozione alla Beata Vergine Maria che scioglie i nodi, già conosciuta in America Latina grazie all’opera di papa Francesco, già arcivescovo di Buenos Aires.

In pochi anni la chiesa napoletana diventa centro propulsore del culto a Maria che scioglie i nodi e punto di riferimento per i devoti in Italia.

L’immagine centrale del quadro rappresenta la Vergine Maria vestita con un abito rosso e ricoperta di un manto blu. «A partire dal XIII secolo la Chiesa stabilì che nei quadri, negli affreschi, nei mosaici, nei vetri istoriati, nelle icone e sugli altari, il manto di Maria dovesse essere azzurro, per la precisione blu oltremare, creato a partire da un minerale più prezioso dell’oro» (Moore C., Sacré Bleu).

Il blu oltremare simboleggia la trascendenza, la vita divina. Il mantello che ricopre Maria è il segno della grazia divina che l’ha ammantata fin dal concepimento verginale.

La tunica rossa indossata dalla Madonna indica la sua dimensione umana: rosso è il colore tratto dalla terra. La veste descrive la totale sottomissione di Maria alla volontà del Padre che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Nella parte superiore del quadro, sulla testa di Maria, vi è la colomba, simbolo dello Spirito Santo, secondo il racconto evangelico del Battesimo di Gesù nel Giordano: «E discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba» (Mc 1,10; Mt 3,16; Lc 3,22; Gv 1,32). Lo Spirito è la forza divina che feconda Maria e la rende grembo del Figlio unigenito (Lc 1,35).

Sul capo della Vergine è raffigurata una corona di dodici stelle, segno della regalità di Maria i cui piedi poggiano sulla Luna, secondo il racconto della Bibbia: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»    (Ap 12, 1).

Secondo la tradizione cattolica, la donna dell’Apocalisse è Maria. Alla devozione mariana la tradizione e la teologia riservano la intercessione più forte per ottenere da Dio qualunque grazia e un potere contro i demoni più forte dell’intercessione di tutti gli altri santi.

Maria, in piedi sulla Luna, schiaccia un serpente, simbolo del male, di cui parla l’Apocalisse più avanti: «Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli» (12, 9).

L’antico serpente appare in un altro passo della Scrittura che la Tradizione ecclesiale riferisce similmente a Maria: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno» (Gn 3,15).

Nel dipinto sono presenti due angeli: uno alla sinistra della Vergine, intento a passarle una corda piena di nodi, ed uno alla sua destra, che riceve la fune sciolta dalle mani di Maria. La corda è il riferimento all’antica usanza di legare le mani degli sposi, durante il rito del matrimonio, con un nastro bianco, segno della indissolubilità del vincolo coniugale. E i nodi il segno delle difficoltà occorse agli sposi Wolfang e Sofia. Il dipinto è, infatti, il ringraziamento per un matrimonio “salvato” dalla crisi.

L’angelo alla destra di Maria guarda i devoti quasi ad invitarli ad affidarsi a “Colei che scioglie i nodi”. Gli angeli, nella Scrittura, sono il segno della presenza provvidente di Dio: «Io mando un angelo davanti a te per proteggerti lungo la via, e per introdurti nel luogo che ho preparato» (Gn 23,20).

Nella parte inferiore del quadro, sotto la figura di Maria, sono ritratti due personaggi: l’arcangelo Raffaele (che significa “medicina di Dio”) e Tobia (che significa “il Signore è buono”). La storia del loro incontro è narrata dall’omonimo libro della Bibbia, il Libro di Tobia.

Maria che scioglie i nodi” è un dipinto realizzato dal pittore tedesco Johann Georg Melchior Schmidtner intorno al 1700. Il titolo originale dell’opera è “Virgen Maria Knotenlöserin”, e il quadro si trova nella chiesa romanica di San Pietro nel centro di Augusta, in Germania.

Nel corso degli ultimi decenni, col diffondersi della devozione in tutto il mondo, spesso ci si imbatte in opere analoghe che mai tralasciano gli elementi fondamentali, ispirati alla storia alla base della commissione dell’opera: la corda con i nodi che due angeli passano a Maria, raffigurata nell’atto di scioglierli, Tobia e l’Arcangelo Raffaele, che richiamano la storia biblica raccontata nel libro omonimo, il cane. 

Tobi, il papà di Tobia, nel frattempo si ricorda del denaro del re Salmanàssar depositato nella città di Rage. E incarica il figlio di andare a ritirarlo, invitandolo anche a mettere in pratica la Legge del Signore: «Dei tuoi beni fa’ elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, dà molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l’elemosina libera dalla morte e salva dall’andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l’elemosina è un dono prezioso davanti all’Altissimo» (Tob 4, 7 – 11).

Tobi, invita Tobia a cercarsi qualcuno che conosca la strada perché lo accompagni presso Gabael, custode del denaro. Tobia allora esce di casa ed incontra un giovane di nome Azaria che si offre di accompagnarlo. Questi è stato spesso nella regione della Media e potrà offrire un valido aiuto. Tobia accetta la proposta e comunica ad Azaria che gli pagherà un salario per il suo servizio. Nel frattempo invita Azaria ad entrare in casa perché conosca anche il padre Tobi. Il giovane saluta Tobi e lo esorta a non disperare: «Fatti coraggio, Dio non tarderà a guarirti, coraggio!»                      (Tob 5,10). Tobia e Azaria finalmente intraprendono il viaggio.

La sera del primo giorno di cammino decidono di passare la notte sul fiume Tigri. Tobia immerge i piedi nel fiume per lavarsi e all’improvviso un grosso pesce balza fuori dall’acqua per divorare il suo piede. Il giovane comincia a gridare per il dolore. Ma Azaria gli indica di non lasciar sfuggire il pesce e di afferrarlo per tirarlo fuori dall’acqua. Gli dice: «Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti» (Tob 6,4). Tobia segue le indicazioni di Azaria e, dopo aver arrostito e mangiato una parte del pesce, passa a conservare l’altra sotto sale. E si chiede a cosa possa servire un pesce sotto sale. Azaria gli risponde che i suffumigi liberano dal demonio e il fiele serve per curare l’albugine, una malattia degli occhi, proprio quella che ha contratto il padre.

I due riprendono il cammino ed arrivano nella regione della Media. La sera alloggiano da Raguele, parente di Tobia, che ha una figlia che si chiama Sara. Questa è nubile e Tobia, come parente più prossimo, ha il diritto di sposarla e di ricevere in eredità i beni della sua famiglia. È una bella ragazza, seria e coraggiosa. Tobia però è titubante perché ha sentito dire della maledizione di Sara.

Asmodeo, il demonio che la possiede, è geloso di chiunque la sposi e lui, Tobia, non vuole fare la stessa fine degli altri mariti, tutti uccisi da Asmodeo. Ha paura di morire, è figlio unico e se morisse, nessuno oltre lui potrebbe occuparsi dei suoi genitori.

Ma Azaria lo rassicura e lo invita a fidarsi e a sposare Sara. Ma gli dà indicazioni precise. Dopo il matrimonio, quando entrerà in camera da letto per unirsi a lei, prenderà il cuore e il fegato del pesce che il giorno prima ha messo sotto il sale, e lo brucerà.  L’odore del pesce allontanerà il demonio e Sara sarà libera. Solo dopo aver pregato i due sposi novelli potranno unirsi corporalmente.

Tobia, allora, fidandosi delle parole di Azaria, si incontra con Raguele e la moglie Edna, per chiedere in sposa la loro figlia Sara. Il papà della sposa, contento per la richiesta di Tobia, lo benedice: «Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».                (Tob 7, 12).

Cominciano a cenare e al termine accompagnano Tobia nella camera da letto dove si trova Sara. Tobia, seguendo le indicazioni di Azaria, brucia il cuore e il fegato del pesce. Subito l’odore mette in fuga il demonio. Dopo aver pregato si mettono a dormire e riposano.

Intanto arriva il mattino e Raguele e Edna si rendono conto che gli sposi non sono morti e, contenti, cominciano a preparare la festa nuziale. Tobia, nel frattempo, alzatosi dal letto, incarica Azaria di andare a ritirare i soldi a casa di Gabael e di invitare quest’ultimo al matrimonio. Questi si incammina verso Rage insieme a quattro servi e due cammelli. Arrivato da Gabael subito prende i sacchetti col denaro ancora legati col sigillo e insieme partono per raggiungere il luogo per le nozze di Tobia e Sara.

Intanto Tobi, il papà di Tobia, non vede il figlio da molti giorni e comincia a preoccuparsi e ad essere triste. Anna, la moglie, pensa addirittura che Tobia possa essere morto perché è passato troppo tempo dalla sua partenza.

Nel frattempo cominciano i festeggiamenti per il matrimonio che, secondo l’usanza del tempo, durano quattordici giorni. Tobia allora chiede a Raguele, suo suocero, di lasciarlo andare per raggiungere i genitori preoccupati.

Il suocero non vorrebbe ma poi si convince e gli consegna la figlia Sara, ormai sposa, con la dote del matrimonio. I coniugi intraprendono la strada del ritorno a casa, dove si trovano Tobi e Anna.

Giunti nei pressi di Kaserin, di fronte a Nivine, Azaria ricorda a Tobia che il padre è cieco e lo invita ad affrettare il passo per arrivare prima di Sara nella casa paterna. Bisogna spalmare il fiele del pesce sui suoi occhi perché possa guarire.

Arrivati a Ninive Tobia incontra per prima la madre Anna che subito gli si getta al collo. Poi spalma immediatamente il fiele sugli occhi di Tobi, il papà, e subito le scaglie bianche che gli procurandogli la cecità cadono via dagli occhi. Tobi esulta di gioia per la vista ritrovata e comincia ad innalzare la lode a Dio.

Tobia racconta al padre del viaggio a Ectabana insieme ad Azaria, comunicandogli anche la lieta notizia: ha sposato Sara, che nel frattempo sta arrivando in città.

Tobi, in preda alla gioia, corre verso la porta di Ninive e incrocia Sara, ormai sua nuora, elevando a Dio il ringraziamento: «Sii la benvenuta, Benedetto sia il tuo Dio perché ti ha condotta da noi, figlia» (Tob 11, 11). Tutta la città è in festa e si celebrano le nozze di Tobia e Sara per altri sette giorni.

Il giorno seguente Tobi invita il figlio Tobia a consegnare la ricompensa ad Azaria, per averlo accompagnato nel viaggio verso Ectabana. Non sa quanto dare, la missione di Azaria è stata così preziosa che vorrebbe addirittura consegnargli la metà del denaro recuperato da Gabael.

Ma Azaria chiama in disparte Tobi e il figlio Tobia e li invita a lodare il Signore e a far conoscere a tutti le opere da lui compiute. E a questo punto rivela la sua vera identità: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio» (Tob 12, 15 – 16). E continua: «Quando tu e Sara entravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato invitato per provare la tua fede» (Tob 12, 12 – 13). E, mentre si allontana, esorta a lodare il Signore sempre e a scrivere tutto quanto è successo.   

 

Il racconto è ambientato nel VII secolo a.C. e narra le vicende di una famiglia di ebrei: Tobi, il padre, un uomo molto pio e umile, Anna, la madre, e il figlio Tobia.

I nomi del padre e del figlio hanno la comune radice tôb, che significa “bontà”, ed esaltano la misericordia di Dio. La loro vita, raccontata nel libro biblico, sarà la storia degli atti della bontà di Dio.

Essi vivono da deportati a Ninive, nella capitale assira, tra i popoli pagani. Ma si mantengono fedeli al Signore.

Tobi, il pio israelita

Tobi è stato un fedele collaboratore di Salmanàssar, re dell’Assiria, di cui aveva gestito il denaro. Un giorno si reca a Rage, una città della regione della Media, per depositare un sacchetto di dieci talenti d’argento che gli ha dato il sovrano. Alla morte di Salmanàssar il denaro rimane lì. Tobi è un uomo giusto, fa l’elemosina, aiuta i poveri. «Al tempo di Salmanàssar facevo spesso l’elemosina a quelli della mia gente; donavo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo»                               (Tob 1, 16 – 17). Ma, scoperto dal re Sennàcherib, successore di Salmanàssar, mentre seppellisce un defunto, scappa lontano dalla città. I suoi beni vengono confiscati e non gli rimane nulla se non la moglie Anna e il figlio Tobia. Sennàcherib nel frattempo muore e tutta la famiglia di Tobi fa rientro a casa. Ricorre la festa di Pentecoste, nella quale il popolo di Israele ricorda la consegna delle Tavole a Mosè sul monte Sinai. E Tobi mette in pratica i precetti del buon israelita. Chiede a Tobia di uscire e cercare un povero per invitarlo a pranzo. Ma il giovane si imbatte in un israelita strangolato e gettato a terra nella piazza. Tobi esce subito e, dopo aver atteso il tramonto del sole, lo seppellisce. I vicini lo deridono. Stanco della giornata, rientra in casa e si addormenta accanto al muro del cortile. Ha la faccia scoperta perché fa molto caldo, ignaro che sopra di lui, nel muro, ci siano dei passeri. Questi producono degli escrementi che, ancora caldi, gli cadono in testa provocandogli macchie bianche sugli occhi che gli impediscono di vedere. Tobi si rivolge ai medici ma più usa farmaci e più la situazione peggiora. Alla fine diventa cieco, tra gli insulti di Anna, la moglie, che gli dice: «Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!».   (Tob 2, 14).

Tobi, affranto dal dolore per gli insulti di Anna, comincia a piangere e chiede al Signore di morire. Il rimprovero di sua moglie è una spada al cuore che gli desta un grande dolore.

Sara, la sposa indemoniata

Parallelamente ad Ecbàtana, città della Media, si dipana la storia di Sara, figlia di Raguele, anch’essa presa in giro da una serva di suo padre. Si sposa ben sette volte ma un demonio, di nome Asmodeo, le uccide tutti i mariti prima che essi possano consumare il matrimonio. Anche Sara soffre molto per il giudizio della serva che la prende in giro per la sua situazione, e pensa di impiccarsi per mettere fine alla sua vita. Ma poi rientra in sé e invoca il Signore di donarle la pace.

Il nobile Wolfgang Langen-mantel si era sposato con Sophie Imhoff nel 1612.

Pochi anni dopo il loro matrimonio entrò in crisi, tanto che i due sposi iniziarono a considerare l’idea della separazione. Prima della completa separazione Wolfgang decise di recarsi a Ingolstadt, a circa 70 km a nord di Augusta, per consultarsi col padre gesuita Jakob Rem, uomo di santa vita, molto devoto alla Vergine Maria, e che aveva ricevuto il dono dell’estasi, delle visioni e della profezia.

Il religioso non esitò ad affidare la situazione familiare di Wolfgang e Sophie alla Vergine Maria, invocandola con il titolo di “Mater ter admirabilis” (Madre tre volte ammirabile), titolo da lui stesso coniato dopo una visione spirituale.

Il nobile si recò al convento in quattro occasioni diverse, e grazie alla preghiera recitata alla Vergine Maria in compagnia del gesuita, ottenne dei cambiamenti positivi nella sua situazione familiare.

L’ultimo sabato del mese, il 28 settembre 1615, padre Jakob Rem, mentre stava pregando di fronte all’immagine della Vergine che si trovava nella cappella del monastero, sollevò il nastro matrimoniale dei coniugi Langenmantel chiedendo che si sciogliessero tutti i nodi che ad ogni discussione con Wolfgang Sophie aveva fatto sul nastro.

I nodi si sciolsero e il nastro divenne bianco come nel giorno del matrimonio.

Per ringraziare la Vergine del prodigio, il canonico Hieronymus A. Langenmantel, parente degli sposi, commissionò al pittore Johann Georg Melchior Schmidtner il quadro che ancora oggi si ammira ad Augusta. È un ex voto per la rinuncia alla separazione da parte di Wolfgang E Sophie. 

Il nobile Wolfgang Langen-mantel si era sposato con Sophie Imhoff nel 1612.

Pochi anni dopo, il loro matrimonio entrò in crisi, tanto che i due sposi iniziarono a considerare l’idea della separazione. Prima della completa separazione Wolfgang decise di recarsi a Ingolstadt, a circa 70 km a nord di Augusta, per consultarsi col padre gesuita Jakob Rem, uomo di santa vita, molto devoto alla Vergine Maria, e che aveva ricevuto il dono dell’estasi, delle visioni e della profezia.

Il religioso non esitò ad affidare la situazione familiare di Wolfgang alla Vergine Maria, invocandola con il titolo di “Mater ter admirabilis” (Madre tre volte ammirabile), titolo da lui stesso coniato dopo una visione spirituale.

Padre Jakob Rem

Il nobile si recò al convento in quattro occasioni diverse, e grazie alla preghiera recitata alla Vergine Maria in compagnia del gesuita, ottenne dei cambiamenti positivi nella sua situazione familiare.

L’ultimo sabato del mese, il 28 settembre 1615, padre Jakob Rem, mentre stava pregando di fronte all’immagine della Vergine che si trovava nella cappella del monastero, sollevò il nastro matrimoniale dei coniugi Langenmantel, chiedendo che si sciogliessero tutti i nodi che ad ogni discussione Sophie aveva fatto sul nastro.

Quello stesso nastro, pieno di nodi, fu trattenuto dal padre gesuita per la speciale preghiera. I nodi si sciolsero miracolosamente e il nastro divenne bianco come nel giorno del matrimonio.

Il quadro fu commissionato al pittore      Johann Georg Melchior Schmidtner come ex voto dai discendenti del nobile Wolfgang Legenmantel, che nel 1615 rinunciò a divorziare dopo aver pregato la Madonna dietro consiglio del gesuita Jokob Rem.

Papa Francesco è stato un punto di riferimento, anche per i non credenti, durante la pandemia da Covid 19, quando il mondo appariva sopraffatto da una malattia così insidiosa che sembrava non lasciare scampo. Ed ha invitato tutti alla solidarietà incitando a sentirsi una sola famiglia.

Indelebile l’immagine del pontefice che, sotto una pioggia scrosciante, nel silenzio di piazza San Pietro, rotto solo dal suono delle sirene dalle ambulanze che trasportavano i contagiati in ospedale, la sera del 27 marzo 2020, sale verso la Basilica Vaticana per implorare la fine della pandemia.

Papa Francesco sale in San Pietro per la preghiera

Cosi Papa Francesco si rivolge al mondo in preghiera: «“Venuta la sera” (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. Come quei discepoli, che par-lano a una sola voce e nell’angoscia dicono: “Siamo perduti” (Mc 4,38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo ma solo insieme».

La pandemia continua a causare decessi per tutto l’anno anche se nel frattempo la campagna vaccinale argina la diffusione del contagio.

Il papa, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, propone a tutta la Chiesa una speciale maratona di preghiera a Maria, da tenersi durante il mese di maggio del 2021, per chiedere la fine della pandemia affidando ai santuari mariani di tutto il mondo la recita del Rosario secondo una speciale intenzione di preghiera.

L’iniziativa si conclude nei Giardini Vaticani davanti all’immagine della Vergine che scioglie i nodi, unica copia realizzata in occasione di un pellegrinaggio delle diocesi bavaresi ad Augusta tenutosi nell’anno 2015.

L’icona giunge a Roma accompagnata dal vescovo della città, monsignor Bertram Johannes Meier.

La scelta di questa immagine, molto cara a Papa Francesco, vuole rappresentare una preghiera particolare perché la Madonna interceda per “sciogliere” le sofferenze che hanno vincolato il mondo in questo tempo di crisi sanitaria, ma anche economica, psicologica e di rapporti sociali.

Una preghiera espressa in particolare nelle cinque intenzioni che riguardano      altrettanti    nodi           da sciogliere, stretti ormai con forza sull’umanità.

Questi i nodi offerti dal papa a tutta la Chiesa perché Maria li sciolga: il primo nodo da sciogliere è quello della “relazionalità ferita, della solitudine e dell’indifferenza, divenute in questo tempo più profonde”.

Il secondo nodo è dedicato alla disoccupazione, “con una particolare attenzione a quella giovanile, femminile, dei padri di famiglia e di chi sta cercando di difendere i propri dipendenti”.

Il terzo è rappresentato “dal dramma della violenza, in particolare quella scaturita in famiglia, in casa tra le mura domestiche, verso le donne oppure deflagrata nelle tensioni sociali generate dall’incertezza della crisi”.

Il quarto nodo si riferisce “al progresso umano, che la ricerca scientifica è chiamata a sostenere, mettendo in comune le scoperte perché possano essere accessibili a tutti”, soprattutto ai più deboli e poveri.

Il quinto nodo da sciogliere è quello della pastorale, affinché “le Chiese locali, le parrocchie, gli oratori, i centri pastorali e di evangelizzazione possano ritrovare entusiasmo e nuovo slancio in tutta la vita pastorale” e “i giovani possano sposarsi e costruire una famiglia e un futuro”.

La suggestiva celebrazione si chiude con l’incoronazione dell’immagine della Madonna, con una preziosa corona opera dei gioiellieri romani Fratelli Savi.

I nodi sono dunque le difficoltà della vita, il male che attanaglia l’esistenza dell’uomo, il male fisico e quello spirituale.

Ma da dove viene il male? Di fronte a eventi luttuosi, catastrofi, malattie e cose simili, la tentazione ricorrente, per i credenti, è quella di scaricare la responsabilità sulle vittime o, addirittura, su Dio stesso.

Il tema è stato affrontato anche da Papa Francesco che ha osservato come Gesù rifiuti «nettamente» questa visione, «perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe» (Angelus del 28 febbraio 2016).

Gesù offre una risposta simile davanti ad un cieco nato, che si credeva fosse in quelle con-dizioni per qualche colpa. Ma il Signore afferma: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Gv 9,3).

Il male resta un mistero, come si evince anche dalla storia di Giobbe che, colpito da numerose sciagure, Dio scagiona da ogni colpa mentre gli amici molesti volevano convincerlo che le sue tribolazioni fossero state causate da qualche suo ingiusto comportamento.

Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, «la conseguenza esplicitamente annunziata nell’ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l’uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell’umanità». (400)

Dunque il male e la morte entrano nella storia umana a causa della colpa originaria, quella stessa colpa alla quale Maria, nel suo immacolato concepimento, non è sottoposta in forza della sua obbedienza a Dio perché ne divenisse Madre purissima.

Era il marzo 1986 quando, durante un soggiorno di studio in Germania, avvenne il primo contatto diretto fra il futuro Papa e il dipinto della “Madonna che scioglie i nodi”.

Bergoglio, che proprio in quell’anno era stato destinato a vivere in Germania dai suoi superiori argentini per concludere la tesi di dottorato sul filosofo Romano Guardini, era solito fare la spola in treno fra Monaco e Augusta per «sostare in preghiera» di fronte al quadro mariano.

Un’immagine che segnò un punto di svolta nel percorso formativo di Bergoglio, allora studente nella prestigiosa università della Compagnia di Gesù, la “Sankt Georgen” di Francoforte. A giudizio del maestro di formazione teologica di Bergoglio, Juan Carlos Scannone (1931 – 2019) il caso della “Madonna che scioglie i nodi” aiuta a capire nel profondo il profilo pastorale di papa Francesco e la sua accentuata attenzione al «popolo di Dio».

«Mai come quella volta mi sono sentito uno strumento nelle mani di Dio», fu la confidenza che manifestò dopo l’incontro con quell’affresco al suo confratello gesuita e discepolo di formazione, il biblista padre Fernando Albistur. Grazie al breve ma provvidenziale soggiorno in Germania nel 1986, l’allora padre Jorge fece inconsapevolmente nascere nella sua Argentina una nuova devozione mariana.

Egli infatti portò con sé un buon numero di cartoline con la “Madonna che scioglie i nodi”. Una di queste cartoline fu donata a un artista che riprodusse l’immagine mariana e la offrì a una parrocchia del popolare Barrio de Agronomía, nel centro di Buenos Aires. Ospitata nella chiesa, l’immagine di Maria attrasse un numero crescente di devoti, convertì peccatori e segnò un’inattesa crescita della pratica religiosa.

Molti anni dopo, da arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio concesse che una riproduzione dell’icona mariana venisse collocata nella centralissima chiesa della capitale argentina, San José del Talar.  E qui l’8 dicembre 2011 vi presiedette una Messa solenne dichiarando questo nuovo luogo di culto mariano la chiesa “Santuario di Nostra Signora che scioglie i nodi”.   

Maria la nuova Eva

“Nuova Eva” è il titolo dottrinale più antico che la Chiesa delle origini ha attribuito alla Vergine Maria, Madre di Cristo. Esso è utilizzato in chiave antitetica per mettere in risalto la contrapposizione tra Eva e Maria. 

La madre di tutti i viventi, come la definisce il libro della Genesi («L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché è stata la madre di tutti i vi-venti» Gn 3, 20), tentata dal serpente, intelligente ed astuto,  disobbedisce mangiando il frutto dell’albero proibito («Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò» Gn 3, 6) ed inducendo Adamo a fare lo stesso.

Al peccato dei progenitori fa seguito l’istruttoria di Dio che condanna anzitutto il serpente: «Poiché hai fatto questo, sarai il maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le bestie selvatiche! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua pro-genie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno» (Gn 3, 14 – 15).

Ed è in questo passo dell’Antico Testamento che i Padri della Chiesa, Giustino ed Ireneo di Lione tra tutti, intravedono la nuova Eva, la Madre di Cristo, Colei che schiaccerà il serpente con il suo calcagno.

E da questo confronto tra Eva e Maria i Padri fanno scaturire similmente l’altro paragone, quello tra Adamo e Cristo, rifacendosi alle parole di San Paolo: «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, per-ché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4, 4 – 5).

Così si esprime Giustino: “Si fece uomo dalla Vergine, affinché per quella stessa via per la quale, originata dal serpente, ebbe principio la disobbedienza, per la medesima via venisse similmente distrutta. Eva infatti, essendo vergine e incorrotta, dopo aver concepito la parola del serpente, partorì disobbedienza e morte. Invece Maria, la Vergine, dopo aver accolto fede e gioia, avendole recato l’angelo Gabriele il lieto annunzio che lo Spirito del Signore sarebbe venuto sopra di lei e l’avrebbe adombrata la Virtù dell’Altissimo e che perciò il nato da lei santo sarebbe Figlio di Dio, rispose: “Mi avvenga secondo la tua parola” (Lc 1,83). Da lei è nato Costui, del quale abbiamo mostrato che tante Scritture parlano: per mezzo del quale Dio annienta sia il serpente che gli angeli e gli uomini a lui simili, ma opera la liberazione dalla morte in coloro che si pentono delle opere malvagie e credono in Lui” (Dialogus cum Tryphone, 100).

A Giustino fa eco Ireneo di Lione: «In accordo con questo disegno, Maria Vergine viene trovata ubbidiente, dicendo: “Ecco l’ancella del Signore; sia per me secondo la tua parola.” (Lc 1, 38). Ma Eva era disobbediente poiché non ubbidiva quando era ancora vergine. Essendo diventata disobbediente, è stata resa la causa della morte, sia per sé stessa che per l’intera razza umana; così fece anche Maria, che era già promessa ad un uomo, ed essendo tuttavia vergine, essendo obbediente, divenne la causa della salvezza, sia per sé stessa che per l’intera razza umana […] E così anche il nodo della disobbedienza di Eva fu sciolto dall’obbedienza di Maria. Per quello che la vergine Eva aveva legato in fretta per l’incredulità, ciò fece liberare la vergine Maria attraverso la fede» (Contra Hæreses, Libro III, 22). 

Maria, dunque, per la sua obbedienza, diviene causa universale di salvezza; nella sua semplicità trionfa sul serpente; nella sua fede scioglie i nodi con i quali Eva aveva legato l’uomo alla schiavitù del demonio; Maria è la vera madre del genere umano. Ireneo è talmente penetrato da questa idea, che quando parla della nascita di Cri-sto, definisce Maria il grembo «che rigenera gli uomini in Dio» (Contra Hæreses, Libro IV, 33).

La devozione a Maria che scioglie i nodi è diffusa in tutto il mondo ma si è radicata particolarmente a Napoli, città legata a Maria in maniera speciale.

Uno dei detti locali più popolari, «A Maronna t’accumpagna», la Madonna ti accompagni, è proprio il segno di questo affetto viscerale che lega i napoletani e la Madre di Dio. Con queste parole si suole augurare alle persone care di essere sorvegliate dalla Madonna. Si fa una raccomandazione alla madre di Gesù affinché un nostro caro stia sempre bene.

Ed è proprio nella città mariana per eccellenza che nel 2018, nella chiesa di Santa Maria Incoronatella nella Pietà dei Turchini, fu esposta alla venerazione dei fedeli una immagine di Maria che scioglie i nodi.

La chiesa è uno dei luoghi sacri più cari al popolo napoletano e vanta una grande storia artistica e di carità.

Era la sede dell’antico Real Conservatorio della Pietà dei Turchini, un’opera assistenziale dove nel Seicento i Padri Bianchi, raccoglievano dalla strada i bambini poveri per educarli, attraverso lo studio della musica, e offrire loro un futuro.

E in questo luogo, nel 1700, nacque la famosissima Scuola musicale napoletana che annoverò tra i suoi esponenti Giovanni Battista Pergolesi, Niccolò Iommelli, Giovanni Paisiello, Domenico Cimarosa.

La realizzazione della tela fu commissionata ad una pittrice greca, Katherina Bakas, operante con un piccolo laboratorio accanto alla chiesa, nel cuore della città, a ridosso del municipio.

Iniziò un costante flusso di fedeli che lasciavano accanto alla tela della Madonna le loro preghiere scritte su fazzoletti di carta annodati che, in numero di migliaia, furono bruciati al termine di una celebrazione eucaristica dedicata a Maria.

L’appuntamento divenne fisso, l’ultimo sabato di ogni mese, secondo l’antico schema delle memorie di Santa Maria in Sabato.

I nodi, che sono le preghiere dei devoti, ancora oggi vengono bruciati, insieme all’incenso, al termine del “Sabato a Maria che scioglie i nodi”, celebrato secondo un calendario prestabilito.

I fedeli, da ogni parte d’Italia, si recano a Napoli per deporre i nodi in un’urna posta accanto all’altare della Vergine, altri non potendo farlo di persona, utilizzano i canali telematici o la comunicazione telefonica o postale.

Questa devozione così speciale suggerì al parroco la richiesta di un Anno Santo Giubilare in onore di Maria che scioglie i nodi perché i fedeli potessero, attraverso la confessione sacramentale e la partecipazione all’Eucaristia, crescere nella vita di fede e nell’esercizio della carità.

La proposta fu prontamente accolta dall’ordinario diocesano il cardinale Crescenzio Sepe e la Penitenzieria Apostolica, con proprio rescritto, concesse l’anno giubilare che l’arcivescovo inaugurò personalmente il 26 ottobre 2019, alla presenza di migliaia di devoti giunti da ogni parte d’Italia. Le celebrazioni giubilari furono prolungate di un anno con decreto pontificio a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

La chiesa è meta di pellegrini che, insieme alla preghiera, consegnano a Maria un ex voto per ringraziarla di un “nodo sciolto” per sua intercessione.

Preghiere
alla Beata Vergine Maria
che scioglie i nodi

ATTENZIONE: Il testo della “Novena a Maria che scioglie i nodi” è in uso presso la parrocchia Santa
Maria Incoronatella nella Pietà dei Turchini a Napoli ed è protetto da diritti d’autore. Non può essere né
divulgato né usato per pubblicazioni a stampa.

Segno di croce

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del male che ho fatto e del bene che non ho fatto,
perché peccando ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Mi
propongo, con l’aiuto della tua grazia, di fare penitenza e di fuggire le occasioni prossime di
peccato. Signore, per Gesù Cristo nostro Salvatore, perdonami.

Si recitano le prime tre decine del Santo Rosario

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo dei problemi di coppia. Fin dal
principio Dio ha benedetto la famiglia e ha comandato ad Adamo ed Eva: «Siate fecondi e
moltiplicatevi» (Gn 1, 28). Gesù, nel Vangelo, ha insegnato che il matrimonio è indissolubile, così
che “marito e moglie sono una carne sola” (cfr. Mc 10, 7 – 8). Ti preghiamo o Maria, prega perché,
come per i coniugi del prodigio, gli sposi divisi possano ritrovare la serenità della vita coniugale,
consapevoli che, con il sacramento del matrimonio, sono diventati una sola carne, immagine della
famiglia trinitaria, tenuta insieme dall’Amore. Per tua grazia, Madre dell’amore, sciogli i nodi che
impediscono loro di ritrovare l’armonia perduta. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo della malattia. «L’uomo è come
un soffio, i suoi giorni come ombra che passa» (Sal 144,4) ma Dio lo ha «coronato di gloria e onore»
(Sal 8,6). Nella sua vita mortale Gesù passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri
del male, e ancora oggi viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito (dalla liturgia).
O Maria, prega per noi perché siamo liberati dalla malattia che indebolisce il nostro corpo, rendici
capaci di vivere con fede il tempo della prova e sostienici perché, di fronte all’esperienza a volte
dilaniante della sofferenza, non ci allontaniamo dal Signore e dal suo amore. Santa Maria che
sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo della guerra che ancora insanguina
tante nazioni del mondo. Gesù è il consigliere ammirabile, il principe della pace (Is 9,6), acquistata
col suo sangue sul legno della croce. Regina della pace, ci immergiamo nei tuoi occhi luminosi e ci affidiamo al tuo cuore. Trasforma i cuori di coloro che hanno in mano le sorti dell’umanità perché
desistano dal loro proposito di guerra. Prendici per mano e guidaci alla conversione. Asciuga le
lacrime dei bambini, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha
dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza. Santa
Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo della disoccupazione. L’essere
umano, con il suo lavoro, continua l’opera creatrice di Dio che, il sesto giorno «prese l’uomo e lo
depose nel Giardino dell’Eden, perché lo lavorasse e lo custodisse» (Gen 2,15). Anche Gesù, nella
sua vita nascosta, ha lavorato nella bottega di Giuseppe.
Ti preghiamo, Maria, sciogli il nodo della disoccupazione che attanaglia tante famiglie e spiana la
strada ai giovani che si aprono alla vita lavorativa. Prega perché sia eliminato dalla vita di tutti ogni
ostacolo nella ricerca di una occupazione dignitosa, necessaria per l’onorabilità di ogni persona e
per la costruzione di un mondo più equo. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo della solitudine. L’uomo non è
fatto per essere isolato. Nella creazione Dio, dopo aver creato Adamo, fece Eva perché non era
bene che l’uomo fosse solo (cfr. Gn 2,18). Anche Gesù, sulla croce, ha fatto l’esperienza della
solitudine quando ha gridato «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). O
Maria, allevia la solitudine degli anziani, dei poveri, di chi non ha nessuno al suo fianco. Non ti
stancare di visitarci, di consolarci, di sostenerci. La tua presenza faccia rifiorire il deserto delle
nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta e ci
aiuti ad udire il fragoroso silenzio di Dio che riempie il nostro cuore di luce. Santa Maria che sciogli
i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo dell’infertilità. Dio benedisse
Adamo ed Eva e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn, 1,28). Tanti sposi, come Abramo
e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Rachele, hanno fatto l’esperienza dolorosa dell’infertilità, ma
per la fede in Dio sono stati resi padri e madri nella carne. Maria, vergine feconda per opera dello
Spirito Santo, concedi ai coniugi il dono di diventare genitori perché nel dono dei figli possano
lodare la grandezza di Dio e contribuire alla sua opera creatrice. Aiuta tutti noi ad essere generatori
di vita nello spirito per gli orfani, i bambini abbandonati ed i giovani che stentano a trovare punti
di riferimento. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo dei contrasti tra genitori e figli. Il
Signore, nel quarto comandamento esorta i figli: «Onora tuo padre e tua madre, perché si
prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio» (Es 20,12). Anche nella famiglia
di Nazaret qualche volta si è respirata un’atmosfera tesa quando Maria e Giuseppe perdono le
tracce di Gesù: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
(Lc 2,48). O Maria, sciogli il nodo dei contrasti in famiglia. I genitori educhino i figli ai valori della
fede e della cittadinanza e incoraggino i figli a realizzare la propria vocazione al servizio del Regno
di Dio. I figli amino i genitori, grati del dono della vita. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per
noi

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo del peccato. Sin dall’inizio della
creazione l’uomo lotta nella scelta tra la luce e le tenebre. Gesù ammonisce i discepoli: «Sono le
cose che escono dall’uomo a renderlo impuro» (Mc 7,20). Maria che scioglie i nodi, Vergine santa
e Immacolata, suscita in noi un rinnovato desiderio della santità. Sostieni la nostra preghiera perché
non cediamo alla tentazione di ferire il Signore con i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere
e le nostre omissioni. Nella nostra parola rifulga lo splendore della verità, nelle nostre opere risuoni
il canto della carità, nel nostro corpo e nel nostro cuore abitino purezza e castità, nella nostra vita
si renda presente tutta la bellezza del Vangelo. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Santa Maria che sciogli i nodi, deponiamo nelle tue mani il nodo della dipendenza. Gesù ci
ammonisce: “Se rimanete nella mia parola la verità vi farà liberi” (cfr. Gv 8,32). Nella nostra vita
a volte facciamo l’esperienza amara della dipendenza: dalle droghe, dal danaro, dal sesso, dal gioco,
dall’apparenza. Maria, donna libera per fare la volontà di Dio, dacci la forza di spezzare o allentare
le catene che ci tengono prigionieri. Prega per noi e chiedi al Signore che, sull’esempio del paralitico
che desiderava guarire (cfr. 5,6-9), cresca in noi il desiderio di abbandonare i nostri legami e di
affidarci alla potenza liberante di Dio. Santa Maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Si recitano le ultime due decine del Santo Rosario, la Salve Regina e le Litanie dei Santi

Vergine Maria, Madre del bell’Amore, Madre le cui mani lavorano senza sosta per i tuoi figli tanto
amati, perché spinte dall’Amore divino e dall’infinita Misericordia che esce dal tuo cuore, volgi a
me il Tuo sguardo pieno di compassione. Guarda il cumulo di “nodi” che soffocano la mia vita.
Tu conosci la mia disperazione e il mio do-lore. Sai quanto mi paralizzano questi nodi, e li ripongo
tutti nelle tue mani. Nessuno, neanche il demonio, può sottrarmi dal tuo aiuto misericordioso. Nelle
tue mani non c’è un nodo che non sia sciolto. Vergine Madre, con la tua grazia e il tuo potere
d’intercessione presso il Tuo Figlio Gesù, mio salvatore, ricevi oggi questo nodo (no-minarlo se
possibile). Per la gloria di Dio ti chiedo di scioglierlo e di scioglierlo per sempre. Spero in Te. Sei
l’unica consolatrice che il Padre mi ha da-to, sei la fortezza delle mie deboli forze, la ricchezza delle
mie miserie, la liberazione di tutto ciò che mi impedisce di essere con Cristo. Accogli la mia
richiesta. Preservami, guidami, proteggimi. Sii il mio rifugio. Maria, che sciogli i nodi, prega per
me.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.